Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco… Mantenimento, sviluppo & formazione

Perché parlarne

Oggi più che mai vi è la necessità di un’attenzione forte alle dinamiche, alle relazioni e alle esigenze della società. Si evidenzia sempre di più il bisogno di stare attenti alla dimensione della coesione sociale e della sussidiarietà, ovvero di tenere insieme il benessere sociale con il benessere personale, non spezzando queste due dimensioni. Crediamo che anche questi pensieri siano alla base di chi sceglie di avere un’esperienza di volontariato e, perché no, di chi sceglie di viverla nella dimensione dello scautismo. Vivere l’avventura educativa tramite lo scautismo è un’esperienza bella e che vale la pena di essere vissuta e sarebbe bello farla vivere al maggior numero di persone possibile. Tanto più in un momento storico come l’attuale, permeato da una grave emergenza educativa.

 

Uno sguardo al passato

Volgendo lo sguardo al passato, attraverso la lettura dei documenti, emerge come il tema dello sviluppo non sia mai stato affrontato in Associazione in maniera analitica e completa dal 1974 ad oggi. Nella stampa associativa si possono ritrovare, infatti, articoli che affrontano singoli aspetti legati alla problematica dello sviluppo, ma per ritrovare una seria, globale e cosciente analisi della stessa bisogna andare indietro fino a documenti ASCI degli anni ’60. È dell’ottobre 1964 una raccolta di esperienze relative ad un “piano di sviluppo cittadino sullo scautismo”. In questo documento si prospetta un progetto per l’apertura di nuovi Gruppi cominciando dall’apertura di “squadriglie aperte”. Si tratta di un piano analitico che da ottobre ad aprile prevede prima il coinvolgimento di capi esperti ma lontani dal servizio, quindi una serie di incontri con genitori, enti pubblici, parrocchie e scuole, la formazione di capi nuovi, la presentazione dell’iniziativa sulla stampa locale e per finire l’apertura delle nuove unità. Sicuramente è un piano datato e forse difficilmente applicabile alla realtà di oggi ma dal quale si può prendere qualcosa di buono, quantomeno, nella sua unitarietà, lo spirito di iniziativa, il coraggio, la progettazione ed il coinvolgimento del territorio, temi che ritornano, però separatamente, in Associazione fino ai giorni nostri.

A Reggio Emilia, nel 1969, l’ASCI organizza un convegno dal titolo “Presupposti, possibilità e condizioni per la penetrazione e lo sviluppo dello scautismo nelle periferie, nelle zone di recente inurbamento e nei piccoli e medi centri italiani”. In questo caso è curioso riscontrare che a distanza di quarant’anni, tra le difficoltà / ostacoli allo sviluppo dello scautismo vi si può ritrovare il turn-over e l’insufficienza dei capi ed il dare troppo peso, nell’apertura dei Gruppi, a fattori tecnici e formali (oggi parleremmo di “burocrazia associativa”) a discapito dei fattori sostanziali; tra gli strumenti da valorizzare, ancora una volta, emerge la cura delle relazioni con il territorio, le istituzioni e le parrocchie.

Tornando all’AGESCI e alle varie riflessioni associative succedutesi fino ad oggi, vanno segnalati alcuni punti che sembrano ritornare di continuo e costituire quindi luoghi, modalità ed atteggiamenti imprescindibili per affrontare la problematica dello sviluppo. Tra le altre appaiono maggiormente importanti la progettualità e la presenza nel territorio intesa come cura delle relazioni con le varie entità territoriali (da quelle istituzionali a quelle ecclesiastiche, da quelle associative a quelle sociali) ma anche come “azione – attivismo politico” (essere più vicini alla gente, prestare più attenzione ai bisogni ed all’emarginazione). In altre parole sembra emergere, un po’ come nell’ASCI del 1964, la necessità di progettare interventi di sviluppo, instaurando relazioni privilegiate con i protagonisti del territorio, per rispondere alle esigenze dei giovani e della società che ci circonda.

Dalla stessa documentazione emerge, però, anche come la suddetta azione di sviluppo rischia di non funzionare se non si tiene conto di uno degli ostacoli più grossi che spesso si incontra, quello dell’”autoreferenzialismo” associativo (di Zona, di Gruppo) cioè quella forte tentazione di vivere solo sulle proprie certezze, guardando a quanto coltivato, difendendo quanto ottenuto, di fatto perdendo quel coraggio e quella lungimiranza che insegniamo ai nostri ragazzi e che costituiscono un ingrediente importante per andare avanti.

 

Quantità o qualità? Una domanda impostata male

La prima affermazione che si ascolta quando si discute di sviluppo è: “siamo interessati alla qualità e non alla quantità”.  Un’affermazione tanto vera quanto indimostrabile, sulla quale potrebbe fondarsi anche un meccanismo di rimozione del problema. È poi vero il contrario? Siamo, cioè, davvero tutti convinti che nella quantità non ci sia spazio anche per la qualità? Lo sarebbe, forse, se le quantità ridotte di adesione ai Gruppi fossero il risultato di una qualche selezione ma tutti sappiamo che per fortuna non è così.

La verità, come spesso capita, ci sfugge nella sua complessità ma dobbiamo prendere atto che l’Associazione deve darsi nuovi progetti, deve dedicarsi maggiormente alla cura del suo sviluppo, anche numerico. La qualità non è data solo dal numero di ragazzi coinvolti o dal comunque centrale rapporto stretto fra educatore e ragazzi, cosa che spinge per la riduzione numerica di questi ultimi. È data anche e soprattutto dal livello di proposta scout che si vive nelle unità, dalla creazione di un ambiente accogliente e stimolante, frutto di una visione aggiornata dei bisogni dei ragazzi. Cosa proponiamo ai nostri giovani? Siamo in grado di creare l’ambiente giusto perché lo scautismo sviluppi tutte le sue potenzialità? Come posso creare l’ambiente giusto? Una prima risposta sta nel cercare di riprendere in mano il modello proposto dal regolamento metodologico e interpretarlo correttamente nella propria specifica realtà: ad esempio, se un reparto non è fondato sulle squadriglie, o tutte le sue attività non sono decise dal consiglio capi, è naturale che l’adolescente cercherà altrove gli stimoli per rispondere alle sue esigenze. Naturalmente, una unità nuova, un gruppo nuovo, necessitano di un percorso e di un progetto che sappiano proporre lo spirito della metodologia di branca alla luce della sfida del “nuovo”, senza però abbassarne il tiro o le ambizioni.

 

Zona e Formazione

Innanzitutto bisogna rendersi conto che lo sviluppo dello scautismo è una realtà dinamica, che richiede azione, coraggio, iniziativa…chi se ne occupa ha il compito di “mettere in moto” questo meraviglioso gioco!  Alla Zona viene chiesto di essere promotrice dello sviluppo associativo sul territorio.

Ciò ovviamente a partire da un’analisi delle esigenze (anche quelle non espresse!), secondo una funzione di ricerca, innovazione e promozione che va al di là della gestione empirica delle occasioni presenti e ricorrenti; il suo compito essenziale in questo ambito specifico è rispondere alle richieste del territorio relative all’educazione dei giovani. La Zona garantisce la “supervisione” evitando di scadere in compromessi che abbassino la qualità della formazione dei capi e dunque offrendo quelle opportunità di formazione permanente necessarie. In questo, riceve dalle strutture superiori un valido sostegno, anche a livello formativo.

E’ nella vita di Zona, specialmente nel Consiglio, che si trattano le problematiche relative al mantenimento dei Gruppi e alle prospettive di sviluppo, con mentalità progettuale. A questo ruolo centrale si dovrebbe arrivare tramite una presa di coscienza da parte di tutti, al fine di valorizzare e auto-valorizzare il Consiglio sui vari aspetti della vita della Zona, con particolare attenzione al sostegno, condividendo costantemente e lealmente le varie situazioni, lavorando in un buon clima fraterno e sereno. Il lavoro su mantenimento e sviluppo è tanto più facile e possibile, quanto più il clima e il lavoro della Zona - e in particolare del Consiglio - è sereno e fruttuoso, anche se le situazioni di emergenza vanno comunque affrontate e risolte con chiarezza e lealtà. Il passo successivo all’analisi è poi la proposta concreta (fatta di obiettivi, strumenti, indicatori di verifica…), che viene fissata nelle sue linee fondanti in modo da rispondere in maniera flessibile alle singole esperienze particolari.

La Zona promuove la formazione istituzionale in accordo con la Regione, sostiene le Co.Ca. e gli adulti in formazione, per supportare in tempo eventuali difficoltà che possano presentarsi. Essa deve proporsi (forse prima che promotrice delle azioni di sviluppo) come “officina” delle idee legate allo sviluppo, riassumibili nella “mentalità dell’apertura”: leggere e farsi interrogare dalle esigenze educative del territorio, e poi possibilmente rispondere a queste esigenze con una proposta educativa credibile, sostenibile, costruttiva, solida…in una parola…bella! In questo, come già detto, è essenziale che in Zona si respiri aria fresca di collaborazione, visto che in fondo stiamo parlando essenzialmente di un grande gioco di squadra!

Siamo in un tempo in cui è necessario investire sul tema dello sviluppo da parte di ogni Zona: investimento sull’incaricato e sulla pattuglia sviluppo, ma anche investimento di risorse economiche, ove necessarie e possibili, per favorire il mantenimento e l’apertura di nuove realtà scout.

 

Comunità Capi e Formazione

La Co.Ca., luogo-perno su cui poggia tutta l’Associazione, ha il difficile compito di offrire stimoli e sostegno ai suoi capi per poterli far crescere nella fede, nella competenza e nella consapevolezza di essere figure di riferimento, testimoni di scelte e valori per i ragazzi che verranno loro affidati.

È necessario che nei Gruppi cresca una cultura ancora più forte di appartenenza associativa, una cultura di lavoro in rete con gli altri Gruppi, una visione di progetto di sviluppo che può trovare realizzazione soltanto a livello di Zona.  Inoltre, la prima azione verso l’apertura di un nuovo Gruppo è la formazione degli adulti che scelgono di coinvolgersi nell’avventura e questa formazione parte e si spende nel servizio concretamente prestato! Infine il Gruppo vive il mandato associativo della risposta ai bisogni educativi del territorio, risposta di cui il P.E.G. è lo strumento fondamentale.

La Co.Ca. vive la sua ordinaria vita di comunità, accogliendo fraternamente gli adulti in formazione e rendendoli consapevoli di quello che vivono, nell’ottica di una loro crescita vocazionale, quindi personale, oltre che di servizio; negli staff li coinvolge nel servizio educativo in maniera attiva e graduale. Si dispone in un atteggiamento di apertura e accoglienza fraterna, lasciandosi mettere in discussione anche, se necessario, dalle nuove “sfide” che il nostro mandato di capi scout pone continuamente sulla nostra strada.

Siamo sicuramente consapevoli, in virtù del nostro ruolo educativo, di quanto sia importante il “clima” nella relazione umana. Questo vale ancor più in un’azione associativa, dove è fondamentale il camminare insieme verso una meta comune. Se nelle nostre Co.Ca. o nelle nostre Zone non siamo chiamati ad essere tutti “amici del cuore”, siamo però fortemente sollecitati a costruire insieme qualcosa di bello e utile per e con i nostri ragazzi in questo nostro mondo. Ascolto, accoglienza, umiltà, azione costruttiva, correzione fraterna, apertura al cambiamento, serenità negli atteggiamenti e nelle intenzioni (sempre e comunque educative!), sana ma non troppo robusta competizione sono allora quelle “sfide” che si presentano agli attori coinvolti nello sviluppo associativo, a qualunque livello.

 

Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…

Essere attori dello sviluppo associativo, ognuno secondo il proprio ruolo, ci porta a uscire da noi e a immergerci nel mondo, forti della felicità di aver scoperto (e di voler condividere) che “nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…”.

  

Dino Nencetti

Coordinatore Commissione nazionale Sviluppo

 

 

Bibliografia

AGESCI Sicilia Le buone prassi Sicilia, 2015

AGESCI Lazio Linee Guida La cultura dello sviluppo, gennaio 2013

AGESCI Progetto Nazionale 2012-2016 – Sentinelle di positività

AGESCI Lombardia, Linee Guida – Vademecum Sviluppo, giugno 2009

AGESCI Documento per il Consiglio Generale 2006 della Commissione Sviluppo

 

 

Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…

Mantenimento, sviluppo & formazione

Perché parlarne

Oggi più che mai vi è la necessità di un’attenzione forte alle dinamiche, alle relazioni e alle esigenze della società. Si evidenzia sempre di più il bisogno di stare attenti alla dimensione della coesione sociale e della sussidiarietà, ovvero di tenere insieme il benessere sociale con il benessere personale, non spezzando queste due dimensioni. Crediamo che anche questi pensieri siano alla base di chi sceglie di avere un’esperienza di volontariato e, perché no, di chi sceglie di viverla nella dimensione dello scautismo. Vivere l’avventura educativa tramite lo scautismo è un’esperienza bella e che vale la pena di essere vissuta e sarebbe bello farla vivere al maggior numero di persone possibile. Tanto più in un momento storico come l’attuale, permeato da una grave emergenza educativa.

 

Uno sguardo al passato

Volgendo lo sguardo al passato, attraverso la lettura dei documenti, emerge come il tema dello sviluppo non sia mai stato affrontato in Associazione in maniera analitica e completa dal 1974 ad oggi. Nella stampa associativa si possono ritrovare, infatti, articoli che affrontano singoli aspetti legati alla problematica dello sviluppo, ma per ritrovare una seria, globale e cosciente analisi della stessa bisogna andare indietro fino a documenti ASCI degli anni ’60. È dell’ottobre 1964 una raccolta di esperienze relative ad un “piano di sviluppo cittadino sullo scautismo”. In questo documento si prospetta un progetto per l’apertura di nuovi Gruppi cominciando dall’apertura di “squadriglie aperte”. Si tratta di un piano analitico che da ottobre ad aprile prevede prima il coinvolgimento di capi esperti ma lontani dal servizio, quindi una serie di incontri con genitori, enti pubblici, parrocchie e scuole, la formazione di capi nuovi, la presentazione dell’iniziativa sulla stampa locale e per finire l’apertura delle nuove unità. Sicuramente è un piano datato e forse difficilmente applicabile alla realtà di oggi ma dal quale si può prendere qualcosa di buono, quantomeno, nella sua unitarietà, lo spirito di iniziativa, il coraggio, la progettazione ed il coinvolgimento del territorio, temi che ritornano, però separatamente, in Associazione fino ai giorni nostri.

 

A Reggio Emilia, nel 1969, l’ASCI organizza un convegno dal titolo “Presupposti, possibilità e condizioni per la penetrazione e lo sviluppo dello scautismo nelle periferie, nelle zone di recente inurbamento e nei piccoli e medi centri italiani”. In questo caso è curioso riscontrare che a distanza di quarant’anni, tra le difficoltà / ostacoli allo sviluppo dello scautismo vi si può ritrovare il turn-over e l’insufficienza dei capi ed il dare troppo peso, nell’apertura dei Gruppi, a fattori tecnici e formali (oggi parleremmo di “burocrazia associativa”) a discapito dei fattori sostanziali; tra gli strumenti da valorizzare, ancora una volta, emerge la cura delle relazioni con il territorio, le istituzioni e le parrocchie.

 

Tornando all’AGESCI e alle varie riflessioni associative succedutesi fino ad oggi, vanno segnalati alcuni punti che sembrano ritornare di continuo e costituire quindi luoghi, modalità ed atteggiamenti imprescindibili per affrontare la problematica dello sviluppo. Tra le altre appaiono maggiormente importanti la progettualità e la presenza nel territorio intesa come cura delle relazioni con le varie entità territoriali (da quelle istituzionali a quelle ecclesiastiche, da quelle associative a quelle sociali) ma anche come “azione – attivismo politico” (essere più vicini alla gente, prestare più attenzione ai bisogni ed all’emarginazione). In altre parole sembra emergere, un po’ come nell’ASCI del 1964, la necessità di progettare interventi di sviluppo, instaurando relazioni privilegiate con i protagonisti del territorio, per rispondere alle esigenze dei giovani e della società che ci circonda.

 

Dalla stessa documentazione emerge, però, anche come la suddetta azione di sviluppo rischia di non funzionare se non si tiene conto di uno degli ostacoli più grossi che spesso si incontra, quello dell’”autoreferenzialismo” associativo (di Zona, di Gruppo) cioè quella forte tentazione di vivere solo sulle proprie certezze, guardando a quanto coltivato, difendendo quanto ottenuto, di fatto perdendo quel coraggio e quella lungimiranza che insegniamo ai nostri ragazzi e che costituiscono un ingrediente importante per andare avanti.

Quantità o qualità? Una domanda impostata male

La prima affermazione che si ascolta quando si discute di sviluppo è: “siamo interessati alla qualità e non alla quantità”.  Un’affermazione tanto vera quanto indimostrabile, sulla quale potrebbe fondarsi anche un meccanismo di rimozione del problema. È poi vero il contrario? Siamo, cioè, davvero tutti convinti che nella quantità non ci sia spazio anche per la qualità? Lo sarebbe, forse, se le quantità ridotte di adesione ai Gruppi fossero il risultato di una qualche selezione ma tutti sappiamo che per fortuna non è così.

 

La verità, come spesso capita, ci sfugge nella sua complessità ma dobbiamo prendere atto che l’Associazione deve darsi nuovi progetti, deve dedicarsi maggiormente alla cura del suo sviluppo, anche numerico. La qualità non è data solo dal numero di ragazzi coinvolti o dal comunque centrale rapporto stretto fra educatore e ragazzi, cosa che spinge per la riduzione numerica di questi ultimi. È data anche e soprattutto dal livello di proposta scout che si vive nelle unità, dalla creazione di un ambiente accogliente e stimolante, frutto di una visione aggiornata dei bisogni dei ragazzi. Cosa proponiamo ai nostri giovani? Siamo in grado di creare l’ambiente giusto perché lo scautismo sviluppi tutte le sue potenzialità? Come posso creare l’ambiente giusto? Una prima risposta sta nel cercare di riprendere in mano il modello proposto dal regolamento metodologico e interpretarlo correttamente nella propria specifica realtà: ad esempio, se un reparto non è fondato sulle squadriglie, o tutte le sue attività non sono decise dal consiglio capi, è naturale che l’adolescente cercherà altrove gli stimoli per rispondere alle sue esigenze. Naturalmente, una unità nuova, un gruppo nuovo, necessitano di un percorso e di un progetto che sappiano proporre lo spirito della metodologia di branca alla luce della sfida del “nuovo”, senza però abbassarne il tiro o le ambizioni.

Zona e Formazione

Innanzitutto bisogna rendersi conto che lo sviluppo dello scautismo è una realtà dinamica, che richiede azione, coraggio, iniziativa…chi se ne occupa ha il compito di “mettere in moto” questo meraviglioso gioco!  Alla Zona viene chiesto di essere promotrice dello sviluppo associativo sul territorio.

Ciò ovviamente a partire da un’analisi delle esigenze (anche quelle non espresse!), secondo una funzione di ricerca, innovazione e promozione che va al di là della gestione empirica delle occasioni presenti e ricorrenti; il suo compito essenziale in questo ambito specifico è rispondere alle richieste del territorio relative all’educazione dei giovani. La Zona garantisce la “supervisione” evitando di scadere in compromessi che abbassino la qualità della formazione dei capi e dunque offrendo quelle opportunità di formazione permanente necessarie. In questo, riceve dalle strutture superiori un valido sostegno, anche a livello formativo.

 

E’ nella vita di Zona, specialmente nel Consiglio, che si trattano le problematiche relative al mantenimento dei Gruppi e alle prospettive di sviluppo, con mentalità progettuale. A questo ruolo centrale si dovrebbe arrivare tramite una presa di coscienza da parte di tutti, al fine di valorizzare e auto-valorizzare il Consiglio sui vari aspetti della vita della Zona, con particolare attenzione al sostegno, condividendo costantemente e lealmente le varie situazioni, lavorando in un buon clima fraterno e sereno. Il lavoro su mantenimento e sviluppo è tanto più facile e possibile, quanto più il clima e il lavoro della Zona - e in particolare del Consiglio - è sereno e fruttuoso, anche se le situazioni di emergenza vanno comunque affrontate e risolte con chiarezza e lealtà. Il passo successivo all’analisi è poi la proposta concreta (fatta di obiettivi, strumenti, indicatori di verifica…), che viene fissata nelle sue linee fondanti in modo da rispondere in maniera flessibile alle singole esperienze particolari.

 

La Zona promuove la formazione istituzionale in accordo con la Regione, sostiene le Co.Ca. e gli adulti in formazione, per supportare in tempo eventuali difficoltà che possano presentarsi. Essa deve proporsi (forse prima che promotrice delle azioni di sviluppo) come “officina” delle idee legate allo sviluppo, riassumibili nella “mentalità dell’apertura”: leggere e farsi interrogare dalle esigenze educative del territorio, e poi possibilmente rispondere a queste esigenze con una proposta educativa credibile, sostenibile, costruttiva, solida…in una parola…bella! In questo, come già detto, è essenziale che in Zona si respiri aria fresca di collaborazione, visto che in fondo stiamo parlando essenzialmente di un grande gioco di squadra!

 

Siamo in un tempo in cui è necessario investire sul tema dello sviluppo da parte di ogni Zona: investimento sull’incaricato e sulla pattuglia sviluppo, ma anche investimento di risorse economiche, ove necessarie e possibili, per favorire il mantenimento e l’apertura di nuove realtà scout.

Comunità Capi e Formazione

La Co.Ca., luogo-perno su cui poggia tutta l’Associazione, ha il difficile compito di offrire stimoli e sostegno ai suoi capi per poterli far crescere nella fede, nella competenza e nella consapevolezza di essere figure di riferimento, testimoni di scelte e valori per i ragazzi che verranno loro affidati.

 

È necessario che nei Gruppi cresca una cultura ancora più forte di appartenenza associativa, una cultura di lavoro in rete con gli altri Gruppi, una visione di progetto di sviluppo che può trovare realizzazione soltanto a livello di Zona.  Inoltre, la prima azione verso l’apertura di un nuovo Gruppo è la formazione degli adulti che scelgono di coinvolgersi nell’avventura e questa formazione parte e si spende nel servizio concretamente prestato! Infine il Gruppo vive il mandato associativo della risposta ai bisogni educativi del territorio, risposta di cui il P.E.G. è lo strumento fondamentale.

La Co.Ca. vive la sua ordinaria vita di comunità, accogliendo fraternamente gli adulti in formazione e rendendoli consapevoli di quello che vivono, nell’ottica di una loro crescita vocazionale, quindi personale, oltre che di servizio; negli staff li coinvolge nel servizio educativo in maniera attiva e graduale. Si dispone in un atteggiamento di apertura e accoglienza fraterna, lasciandosi mettere in discussione anche, se necessario, dalle nuove “sfide” che il nostro mandato di capi scout pone continuamente sulla nostra strada.

Siamo sicuramente consapevoli, in virtù del nostro ruolo educativo, di quanto sia importante il “clima” nella relazione umana. Questo vale ancor più in un’azione associativa, dove è fondamentale il camminare insieme verso una meta comune. Se nelle nostre Co.Ca. o nelle nostre Zone non siamo chiamati ad essere tutti “amici del cuore”, siamo però fortemente sollecitati a costruire insieme qualcosa di bello e utile per e con i nostri ragazzi in questo nostro mondo. Ascolto, accoglienza, umiltà, azione costruttiva, correzione fraterna, apertura al cambiamento, serenità negli atteggiamenti e nelle intenzioni (sempre e comunque educative!), sana ma non troppo robusta competizione sono allora quelle “sfide” che si presentano agli attori coinvolti nello sviluppo associativo, a qualunque livello.

Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…

Essere attori dello sviluppo associativo, ognuno secondo il proprio ruolo, ci porta a uscire da noi e a immergerci nel mondo, forti della felicità di aver scoperto (e di voler condividere) che “nessun profumo vale l’odore di quel fuoco…”.

Dino Nencetti

Coordinatore Commissione nazionale Sviluppo

Bibliografia

AGESCI Sicilia Le buone prassi Sicilia, 2015

AGESCI Lazio Linee Guida La cultura dello sviluppo, gennaio 2013

AGESCI Progetto Nazionale 2012-2016 – Sentinelle di positività

AGESCI Lombardia, Linee Guida – Vademecum Sviluppo, giugno 2009

AGESCI Documento per il Consiglio Generale 2006 della Commissione Sviluppo

 

 

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